Quando si dice che il tantra è una “via femminile”, non si sta parlando (o non si dovrebbe parlare) di donne in senso biologico, ma di un principio—quello che molte tradizioni chiamano femminile in senso simbolico ed energetico.
Il tantra è una via che privilegia il sentire rispetto al dirigere. Invece di cercare di dominare l’esperienza, invita a lasciarsi attraversare da essa. Questo atteggiamento è simbolicamente associato al femminile perché implica apertura, ricettività e trasformazione.
Inoltre, in molte tradizioni spirituali più “ascetiche”, il corpo è qualcosa da trascendere. Nel tantra, invece, è uno strumento fondamentale di consapevolezza. Questo orientamento incarnato viene spesso descritto come “femminile” perché valorizza ciò che è ciclico, sensoriale, vivo.

Detto questo, è importante evitare due fraintendimenti: non significa che il tantra sia una pratica “per donne”, e non significa che gli uomini siano meno adatti.
Ogni persona ha entrambe le polarità—attiva e ricettiva, direzionale e sensibile. Dire che il tantra è una via femminile significa che richiede di sviluppare (in chiunque lo pratichi) qualità come ascolto, presenza, apertura e capacità di lasciarsi trasformare.
In sintesi, “femminile” qui è un linguaggio simbolico: indica come si percorre la via, non chi può percorrerla.
Il prossimo Viaggio d’Estate, il Fuoco Interiore, è proprio focalizzato sull’esplorazione tantrica per uomini e donne, portando integrazione e amore tra le due polarità, sia nel nostro mondo interiore, che nell’incontro con l’altrə…
IN TOSCANA
DAL 22 AL 29 AGOSTO
Molti, incluso Osho, ritengono che le donne siano più adatte a guidare corsi di tantra.

“Solo una donna può insegnare il Tantra, solo una donna può essere una le
ader di un gruppo tantrico, per un uomo sarebbe difficile. Sì, a volte anche un uomo può esserlo, ma allora dovrebbe diventare molto, molto femminile. Una donna è già, ha già quelle qualità, quelle qualità amorevoli, affettuose; ha naturalmente quella cura, quell’amore, quel senso per la delicatezza.”
Osho, L’esperienza tantrica
Tradizionalmente, il tantra è una pratica che integra corpo, emozioni e consapevolezza. In questo contesto, qualità come l’ascolto profondo, l’empatia e la capacità di creare uno spazio sicuro risultano fondamentali. Sono tratti che, per ragioni sia culturali sia educative, molte donne hanno sviluppato in modo particolarmente marcato. Questo non significa che siano qualità esclusivamente femminili, ma piuttosto che vengono più frequentemente incoraggiate e coltivate nelle donne.

Un altro elemento centrale è il rapporto con il corpo e con la sensibilità. Il tantra richiede una grande familiarità con le sfumature dell’esperienza sensoriale ed emotiva. Molte insegnanti riescono a guidare questo processo con delicatezza e gradualità, favorendo un approccio meno performativo e più esperienziale. Questo può aiutare gli studenti a sentirsi meno giudicati e più aperti all’esplorazione.
Un orientamento molto centrato sul “fare” (raggiungere un risultato, migliorare una prestazione, arrivare a un obiettivo) può entrare in attrito con il tantra, dove invece contano presenza, ascolto e capacità di stare nell’esperienza senza forzarla. Se un insegnante—uomo o donna—porta un approccio troppo direttivo o performativo, rischia di:
- spingere gli studenti verso obiettivi invece che verso la percezione,
- accelerare i tempi quando servirebbe rallentare,
- trasformare pratiche esperienziali in “tecniche da eseguire”.
Detto questo, associare automaticamente questo stile agli uomini è una semplificazione. È vero che molti uomini sono stati socializzati a valorizzare l’azione e il risultato, ma questo non è un destino fisso. Se un insegnante uomo fa un lavoro su se stesso proprio per sviluppare l’ascolto corporeo ed emotivo, allora sarà in grado di integrare in modo interessante struttura e sensibilità.
Inoltre, l’orientamento al “fare” non è solo un limite: può diventare una risorsa se ben integrato. Nel tantra servono anche:
- capacità di guidare con chiarezza,
- dare contenimento e struttura alle pratiche,
- aiutare gli studenti a non perdersi o restare in una vaghezza passiva.
Il punto, quindi, non è eliminare il “fare”, ma bilanciarlo con l’ascolto. Un buon insegnante di tantra sa quando proporre e quando ritirarsi, quando dare direzione e quando lasciare spazio.
Più che una questione di genere, quindi, la qualità dell’insegnamento dipende dalla maturità, dalla formazione e dall’integrità dell’insegnante.
Per questo siamo molto orgogliosi e fieri di avere un team composto da insegnanti uomini e donne così preparati, esperti, empatici e direttivi allo stesso tempo!
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